Le munizioni espansive in un calibro civile sono da considerarsi munizioni da guerra?

Le munizioni espansive in un calibro civile sono da considerarsi munizioni da guerra?

Risposta a cura dell'Avv. Adele Morelli

Sul piano normativo, si specifica quanto segue: l’art. 2, comma 4, L. n. 110/1975, che prevede che “munizioni a palla per armi comuni da sparo non possono comunque essere ad espansione”, va letto in combinato disposto con il punto 5 della Categoria A Armi da fuoco proibite dell’Allegato I alla Direttiva UE 555/2021, che prevede che “fermo il divieto generale delle munizioni per pistole e rivoltelle dotate di proiettili ad espansione, non sono proibite le munizioni per pistole e rivoltelle dotate di proiettili ad espansione destinate alle armi da caccia o di tiro al bersaglio per le persone abilitate ad usare tali armi”. In sostanza ciò vuol dire che tali munizioni sono normativamente vietate per l’uso di difesa personale ma sono consentite a caccia e per uso sportivo (in passato c’è stata una tendenza a livello giuridico, secondo automatismo, a considerarlo da guerra, ma la tendenza attuale parrebbe essere quella di escludere ciò, per i motivi tecnici che si indicano oltre).

Sul piano tecnico, si specifica quanto segue: il munizionamento espansivo non è utilizzabile per difesa personale, perché ha un effetto esplosivo che cagionerebbe agli arti ferite non curabili, ma l’amputazione certa. Si è quindi stabilito, a livello di convenzioni internazionali, di vietare il munizionamento espansivo ed usare per la difesa il munizionamento blindato, perché sostanzialmente provoca agli arti ferite medicalmente curabili.

Sul piano dell’utilizzo, si evidenzia che il munizionamento espansivo è:

  • utilizzabile per la caccia, perché il suo effetto espansivo cagiona la morte immediata dell’animale senza causargli sofferenze prolungate;
  • utilizzabile in attività di tiro sportivo;
  • non è utilizzabile in guerra: nessun esercito le usa in guerra, per le ragioni anzidette. È stato vietato via via dai vari paesi (parrebbe che il primo a vietarlo sia stata l’Inghilterra a partire dalla fine del 1.800), perché crea sofferenze inutili alle persone in quanto cagiona ferite medicalmente non curabili.

Avv. Adele Morelli

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